Teatro e Diversità

Secondo la formazione spiccatamente pedagogica di Alcantara, c’è verso il mondo della disabilità, la ricerca della comprensione di una realtà altra, e di una modalità comune di espressione e comunicazione, durante la quale non c’è un addestramento da educatore ad educato mediante le diverse tecniche espressive adoperate, ma un uso di queste per indagare le diverse possibilità del movimento che può diventare gesto, e della parola. Un operare intorno ad ambientazioni, immagini e personaggi del quotidiano mettersi in scena. Che attraversa anche i luoghi della cultura “alta”, mettendola a disposizione come materiale per immaginare, per esprimere.

Il lavoro laboratoriale assume così un significato sempre più profondo, alla ricerca di una sempre più marcata identità artistica originale: dal “corpo sociale” al “corpo poetico”.

L’obiettivo non è mai terapeutico, ma ricerca un rapporto con la diversità, di cui il teatro si fa insostituibile strumento di elaborazione, perché l’esperienza del teatro è un’occasione di incontro e relazione autentica, basata su dinamiche comunicative assolutamente originali ed irriducibili ad altro.

 

 

il laboratorio

 

in scena

 

Laboratorio Psicosociale Alcantara

Alla ricerca dell’ombra” è il nome del primo progetto di laboratorio teatrale rivolto alla disabilità mentale di Alcantara, condotto nell’inverno del 1997 su proposta del Centro educativo Italo Svizzero di Rimini e rivolto in alla formazione degli educatori.
Visto il successo dell’iniziativa, già l’anno successivo, sempre in collaborazione con il CEIS viene avviato il primo laboratorio sperimentale con i ragazzi disabili del “Centro Stampa”.
I giorni sopra di noi” propone un operare intorno ad ambientazioni, immagini e personaggi del quotidiano mettersi in scena, muovendo dalla riflessione sull’identità e sul ruolo sociale.
Nel 2000, il progetto arriva alla sua prima messa in scena “pubblica” che si intitolerà “La piazza del tempo”, scaturita dal lavoro/gioco laboratoriale, con una drammaturgia basata sugli scritti dei partecipanti, cui è stato chiesto di narrare le emozioni legate ai cicli quotidiani, sulle improvvisazioni e i movimenti nati spontaneamente e poi fissati in “gesti teatrali”
Si prosegue negli anni successivi con “FRAM… MENTI. Laboratorio di espressione e comunicazione nella diversità”, marcando una presa di distanza ancora più netta dall’aspetto assistenziale e terapeutico del laboratorio, che porterà sempre più a costituirlo come luogo svincolato dall’istituzione in cui i partecipanti sono inseriti e liberamente scelto. Il lavoro drammatico, sempre imperniato sui vissuti, osa di più nel rapporto tra ragazzo e storia personale, in un percorso di avvicinamento alle radici di ogni individualità che di anno in anno si fa più profondo e coinvolgente a livello personale, segnando un percorso di presa di coscienza, di assunzione in prima persona della propria identità.
Il laboratorio teatrale è sempre più il luogo dove sperimentare attraverso la rappresentazione partecipata e l’improvvisazione, facendo reagire le conoscenze attraverso le emozioni.
Lo spazio di fiducia in cui il giudizio è sospeso, che rompendo lo schema del “bello” delle “forme compiute” restituisce al corpo la sua forma concreta, quella di un corpo che si fa poesia nel momento in cui diventa narrazione, storia, memoria. Un corpo che racconta attraverso i gesti la sua relazione col mondo, che si fa teatro.

L’esperienza si arricchisce grazie all’intervento nel corso deli anni di importanti artisti e registi: Antonio Viganò del teatro La Ribalta (2005) con il quale si sancisce il passaggio dal “corpo sociale” al “corpo poetico” e si realizza lo spettacolo “L’aquilone più alto” dal racconto “L’aquilone” di Tonino Guerra; Enzo Toma del Kismet teatro che porta il suo contributo per il triennio 2006/2008 ed introduce il gruppo alle “parole Antiche”, alla dimensione epica ed agli archetipi dell’umanità. Saranno realizzati gli spettacoli “La stanza vuota” e “Medea Circus”, rispettivamente ispirati a “Le Troiane” e “Medea” di Euripide; Antonio Catalano della Casa degli Alfieri (2011), che costruisce con il gruppo occasioni di poesia, trasfigurando storie ed oggetti quotidiani, per arrivare all’evento “Il villaggio delle case sensibili”; Alessandro Serra di Teatropersona (2015) che attraverso il suo lavoro di narrazione scandito dal rapporto fra immagine, musica, luce e movimento corale porterà il gruppo alla presentazione de “La tempesta – quadri da W. Shakespeare”.

Il Laboratorio psicosociale a poco a poco costruisce una precisa linea stilistica ed artistica.
Nel tempo, il lavoro con le persone che partecipano ai laboratori, che una volta entrate tendono a continuare l’impegno teatrale come gratificante e identitario, si allarga ad intrecciare anche una rete di relazioni, fino a formare una comunità che include i partecipanti ai laboratori, gli educatori, le famiglie, le istituzioni, il pubblico.
Per tre anni consecutivi, dal 2014 al 2016 nell’ambito del Progetto di educazione alla memoria del Comune di Rimini, il gruppo del Laboratorio psicosociale si apre ai giovani delle scuole superiori, per un lavoro “sul campo” di approccio e conoscenza del mondo della diversità. L’obiettivo primario dello stage è quello di creare un rapporto diretto (emotivo, affettivo e fisico) con il disagio mentale che, attraverso il lavoro teatrale, permetta di sperimentare il superamento concreto dei pregiudizi e delle paure istintive che ci allontanano da chi non ci assomiglia e che spesso sono all’origine del razzismo. Dopo lo stage molti ragazzi decidono di restare nel laboratorio, con loro si arriverà alla presentazione alla città degli spettacoli “Visto da vicino nessuno è normale” e “Senza confini”.
Nel 2017 l’azione condivisa con il gruppo di giovani disabili “Reciproche differenze”, porterà alla presentazione dello spettacolo “Sassi e nuvole” che vedrà in scena venticinque persone disabili e non.

Nella sua lunga storia, il Laboratorio psicosociale ha permesso la sperimentazione e la ricerca sul teatro e la disabilità, l’elaborazione di un metodo di lavoro poi applicato in molteplici altre, nuove esperienze, la creazione di una “comunità educante” con principi e metodologie condivise.
Ha accolto studenti, tirocinanti universitari, educatori, giovani volontari.
Ha portato in tournée i propri spettacoli, dando visibilità ad un progetto di alto livello, oltre i confini strettamente territoriali, individuandosi, per le sue caratteristiche, come realtà quasi unica a livello nazionale.
Un’esperienza artistica e sociale a tutto tondo, dove il laboratorio e ciò che si costruisce al suo interno rappresenta ormai un punto di riferimento di educazione alla diversità ed all’integrazione.

 

|CONTRIBUTI VIDEO|

 

il viaggio non finisce mai-2016 | video realizzato con i ragazzi del Centro di Riabilitazione Luce sul Mare

il teatro sociale e le diversità-2016 | L’esperienza del Teatro Sociale a Bellaria Igea Marina

la Tempesta-2015 | promo | Laboratorio Psicosociale – in collaborazione con Alessandro Serra

Visto da Vicino Nessuno è Normale-2013 | Backstage

Il Villaggio delle Case Fragili-2011 | Laboratorio Psicosociale – in collaborazione con Antonio Catalano

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Teatro e Diversità